Lavoro e certificazioni · Aggiornamento normativo
La certificazione UNI/PdR 192:2026 è il riferimento per il nuovo esonero contributivo legato alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. I 50.000 euro sono un limite massimo, non un importo riconosciuto automaticamente a ogni impresa.[1][3]
Aggiornato al
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Che cosa prevede lo sgravio
La misura è prevista dall’articolo 6 del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, convertito dalla legge 25 giugno 2026, n. 112. L’obiettivo è sostenere maternità, paternità e conciliazione famiglia-lavoro attraverso una riduzione dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.[1]
| Voce | Previsione |
|---|---|
| Percentuale | Non superiore all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro |
| Massimale | 50.000 euro annui per ciascuna azienda |
| Periodo previsto | Annualità 2026, 2027 e 2028 |
| Applicazione | Riparametrazione e fruizione su base mensile |
| Risorse disponibili | 7 milioni di euro per il 2026; 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028 |
Non si tratta quindi di un contributo fisso da incassare, né di una riduzione dell’1% del costo complessivo del personale. La base di riferimento è la contribuzione datoriale interessata dall’esonero.[1]
Quale certificazione serve
La UNI/PdR 192:2026, in vigore dal 14 aprile 2026, definisce un sistema di gestione delle politiche aziendali a sostegno della famiglia. L’attenzione riguarda maternità, paternità e responsabilità di cura; i risultati devono essere valutati attraverso indicatori di prestazione, indicati dalla sigla KPI.[2]
Non basta adottare una singola iniziativa di welfare. Il sistema richiede una politica formalizzata, responsabilità interne, un piano con obiettivi e tempi, ascolto dei bisogni del personale, monitoraggio e riesame. Tra gli ambiti valutati figurano flessibilità del lavoro, sostegno ai genitori e a chi assiste familiari fragili, salute, servizi di supporto e continuità di carriera dopo i congedi.[4]
La verifica spetta a un organismo di certificazione con accreditamento specifico per la UNI/PdR 192:2026, secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1. La circolare Accredia DC n. 29/2026 chiarisce anche le soglie: punteggio minimo del 50% per micro e piccole organizzazioni e del 60% per medie e grandi, secondo le fasce della prassi. Occorre inoltre soddisfare almeno un indicatore quantitativo nelle prime due fasce e almeno due nelle altre.[3]
Il percorso è distinto dalla certificazione per la parità di genere UNI/PdR 125:2022. È possibile integrare sistemi e verifiche, ma non considerare i due certificati intercambiabili.[3]
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Durata del certificato e durata del beneficio
Il testo attuativo consultato prevede una certificazione valida 36 mesi. Lo sgravio segue le mensilità di validità, ma non può proseguire oltre il 31 dicembre 2028. Le due durate, quindi, non coincidono necessariamente.[5]
Se le risorse disponibili non bastano a coprire le domande ammissibili, il beneficio è ridotto proporzionalmente.[5]
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Domanda INPS: dati e passaggi previsti
Il testo prevede una domanda telematica all’INPS tramite rappresentante legale, delegato o intermediario abilitato. Sono richiesti dati aziendali, retribuzione media mensile globale, aliquota datoriale e organico medi stimati, estremi del certificato e dell’organismo emittente. La retribuzione è quella complessiva dell’azienda, non del singolo dipendente.[5]
Termini e modalità sono demandati all’INPS. Presentare la domanda nella prima finestra utile successiva alla certificazione consente l’ammissione per l’intero periodo agevolabile.[5]
Restano necessari i requisiti generali per i benefici contributivi e il rispetto delle regole sugli aiuti di Stato. Revoca o rinuncia al certificato vanno comunicate a INPS e Dipartimento per le politiche della famiglia. La fruizione indebita comporta restituzione dei contributi e sanzioni.[5]
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Da non confondere con il contributo per certificarsi
È distinta dallo sgravio la misura Unioncamere che sostiene i costi della certificazione. Il relativo avviso indica l’apertura delle domande dal 21 settembre 2026 sulla piattaforma ReStart e massimali da 1.800 a 12.000 euro, al netto dell’IVA, in funzione degli addetti equivalenti e delle giornate di verifica previste.[6]
Il contributo è liquidato direttamente all’organismo di certificazione; sono previsti anche servizi di accompagnamento. L’accesso richiede il rispetto delle condizioni dell’avviso. Il 21 settembre non è, pertanto, la data di apertura della domanda INPS per l’esonero. Sono due interventi con finalità e procedure differenti.[6]
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Come impostare una valutazione realistica
Per stimare l’effetto economico della misura, è prudente partire dai contributi effettivamente agevolabili e dai mesi potenzialmente coperti, senza assumere il massimale come risparmio certo. Sul piano organizzativo, la valutazione dovrebbe invece partire dai bisogni delle persone: quali difficoltà emergono, quali interventi sono sostenibili e con quali indicatori misurarne i risultati.
Questo permette di tenere separati due aspetti: la costruzione di politiche familiari documentabili e la successiva verifica delle condizioni per ottenere il beneficio contributivo.
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