Introduzione al bando
Il bando “Certificazione della parità di genere” della Regione Calabria (nell’ambito del PR Calabria FESR FSE+ 2021-2027, Azione 4.c.1) ha l’obiettivo di supportare le micro, piccole e medie imprese (PMI) nel percorso di ottenimento della certificazione sulla parità di genere. Questo intervento intende:
Accompagnare le PMI calabresi nell’adozione di politiche e pratiche aziendali che promuovano l’uguaglianza di genere, fornendo un sostegno economico per coprire i costi necessari a ottenere la certificazione conforme alla UNI/PdR 125:2022 (lo standard nazionale sulla parità di genere).
Rimuovere le barriere iniziali: il bando aiuta le aziende sia nelle fasi preliminari (adeguamento di processi interni, raccolta dati, formazione, ecc.) sia nella fase finale di certificazione, riducendo gli ostacoli economici che spesso impediscono soprattutto alle PMI di intraprendere questo percorso.
Sensibilizzare il tessuto imprenditoriale calabrese sull’importanza strategica della parità di genere: favorire culture aziendali inclusive e una migliore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. L’iniziativa si inserisce infatti nel contesto delle politiche regionali per aumentare l’occupazione femminile e ridurre i divari di genere, in coerenza con gli obiettivi nazionali (ad es. Codice delle Pari Opportunità D.Lgs. 198/2006 e L. 162/2021) ed europei (Agenda 2030, Goal 5 e 8 sul gender equality e lavoro dignitoso).
Creare benefici sociali ed economici: imprese più inclusive tendono ad essere più innovative e competitive. Il bando mira anche a contribuire a una Calabria con più opportunità di lavoro di qualità per tutti, contrastando discriminazioni e favorendo la conciliazione vita-lavoro.
Il bando è stato approvato con Decreto Dirigenziale n. 18860 del 18/12/2024 e dispone di 3 milioni di euro di risorse. L’agevolazione concessa è un contributo a fondo perduto (quindi non dovrà essere restituito) destinato alle PMI calabresi che otterranno la certificazione di parità di genere. La procedura è “a sportello”, cioè senza graduatoria di merito: le domande ammissibili vengono finanziate in ordine cronologico di presentazione, fino ad esaurimento dei fondi disponibili.
–
Chi può partecipare
Possono partecipare al bando le PMI calabresi che rispettano una serie di requisiti oggettivi e soggettivi. In sintesi, un’impresa candidata deve soddisfare tutte le seguenti condizioni:
Tipologia di impresa: rientrare nella definizione di micro, piccola o media impresa secondo la normativa UE (Reg. 651/2014). Sono incluse quindi imprese fino a 249 dipendenti e con fatturato annuo ≤ 50 milioni € (o totale di bilancio ≤ 43 milioni €). Possono partecipare imprese di qualsiasi settore economico, purché svolgano attività economica in forma di impresa. (Ad esempio, anche cooperative o consorzi possono aderire se rientrano nei parametri PMI).
Ubicazione: avere sede operativa attiva in Calabria. Ciò significa che l’azienda deve possedere almeno un’unità locale sul territorio regionale, regolarmente registrata alla Camera di Commercio competente e indicata nella visura camerale (questa unità può coincidere con la sede legale oppure essere una sede secondaria o operativa). Nota: se il soggetto proponente è una ditta individuale o altro operatore economico non tenuto all’iscrizione al Registro Imprese, è richiesto almeno il domicilio fiscale in Calabria.
Situazione occupazionale minima: avere almeno 1 dipendente assunto. Il bando richiede che l’impresa abbia almeno una risorsa umana in organico al momento della domanda. Sono conteggiati tra i dipendenti validi: i lavoratori con contratto di lavoro dipendente privato (a tempo indeterminato o determinato, sia full-time che part-time), gli apprendisti e gli eventuali soci-lavoratori di cooperativa. (Questo requisito è in linea con la UNI/PdR 125:2022, che non si applica alle realtà senza personale). In pratica: anche le microimprese possono partecipare, ma deve esserci almeno un lavoratore/trice oltre al solo titolare.
Assenza della certificazione: non aver già ottenuto la certificazione della parità di genere alla data di pubblicazione del bando (18/12/2024). In altre parole, l’agevolazione è rivolta ad imprese che ancora non sono certificate e intendono diventarlo. Se un’azienda aveva già conseguito la certificazione prima del bando, non è ammessa. (Se invece il processo di certificazione è stato avviato ma non concluso, è possibile partecipare: si potrà rendicontare solo ciò che viene fatto dopo la presentazione della domanda, come dettagliato più avanti).
Regolarità contributiva e fiscale: essere in regola con il pagamento di contributi previdenziali e assistenziali obbligatori. In sede di domanda l’azienda dovrà dichiarare di avere il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) regolare. Inoltre, deve rispettare la normativa sugli aiuti “de minimis”: il contributo richiesto sommato ad eventuali altri aiuti “de minimis” ricevuti dall’impresa negli ultimi 3 esercizi non deve superare il massimale previsto (200.000 € nell’arco di 3 anni, salvo eccezioni di legge).
Adempimenti in materia di lavoro: se applicabile, l’impresa deve essere in regola con specifici obblighi di legge riguardanti il personale. In particolare:
Se l’azienda ha oltre 50 dipendenti, deve aver elaborato e trasmesso l’ultimo Rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile (ai sensi dell’art.46 D.Lgs. 198/2006). Si tratta del rapporto obbligatorio sulle pari opportunità nelle aziende medio-grandi. La mancata trasmissione del rapporto (per le aziende tenute) è causa di esclusione.
Se soggetta alla normativa sul collocamento obbligatorio dei disabili (Legge 68/1999), l’impresa deve risultare ottemperante alle quote di assunzione previste.
Solidità e affidabilità aziendale: non trovarsi in nessuna condizione di dissesto o irregolarità grave. In particolare l’impresa non deve essere in stato di fallimento o liquidazione (anche volontaria), né sottoposta a procedure concorsuali (come concordato preventivo, amministrazione controllata o straordinaria, ecc.). L’impresa deve essere attiva e in bonis.
Requisiti di onorabilità e legalità: il legale rappresentante (o titolare) dell’impresa non deve aver riportato condanne penali definitive o provvedimenti che interdicano dall’esercizio di attività imprenditoriali o da rapporti con la Pubblica Amministrazione. Inoltre, non devono sussistere cause di decadenza o divieto previste dalle normative antimafia (D.Lgs. 159/2011): l’azienda dovrà risultare libera da infiltrazioni mafiose nelle verifiche prefettizie. In sintesi, il beneficiario deve possedere la capacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione, cioè non aver ricevuto sanzioni o misure interdittive (es. ai sensi del D.Lgs. 231/2001 o per gravi violazioni in materia di sicurezza sul lavoro) che impediscano di stipulare contratti con enti pubblici.
Relazioni con l’Amministrazione: l’impresa non deve avere contenziosi in corso con la Regione Calabria dovuti a inadempimenti propri in precedenti rapporti. Ad esempio, se in passato l’impresa ha beneficiato di un finanziamento regionale e non ha rispettato gli obblighi, entrando in contenzioso, ciò potrebbe precludere la partecipazione al nuovo bando.
Rispetto delle normative sul lavoro e pari opportunità: il datore di lavoro deve rispettare la normativa vigente in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, applicare correttamente i contratti collettivi di lavoro, rispettare le normative sul contrasto al lavoro irregolare, sui diritti di riposo dei lavoratori, sulla tutela ambientale e, più in generale, sulle pari opportunità. Inoltre l’azienda non deve aver messo in atto atti discriminatori accertati nei confronti di lavoratori o lavoratrici (ai sensi degli artt. 25 e 26 del D.Lgs. 198/2006). In pratica, un’impresa che sia stata sanzionata per comportamenti discriminatori sul lavoro negli ultimi anni non può ottenere il contributo.
Uso di fondi pubblici: non aver commesso irregolarità gravi nella gestione di fondi pubblici negli ultimi 10 anni. Se, ad esempio, l’impresa è stata destinataria di finanziamenti pubblici in passato, non devono esserci violazioni definitive accertate (rendicontazioni false, utilizzo improprio dei fondi, etc.). Inoltre, non si deve aver già ottenuto (o richiesto) altri contributi pubblici per le stesse spese coperte da questo bando – è vietato il doppio finanziamento dello stesso costo con due fonti pubbliche.
Tutti i requisiti sopra elencati dovranno essere dichiarati in autocertificazione dall’impresa nella domanda (ai sensi del D.P.R. 445/2000) e saranno verificati dal Soggetto Gestore e dagli enti competenti durante l’istruttoria e prima dell’erogazione. Conviene, prima di presentare la candidatura, controllare attentamente di essere in regola con ogni aspetto (in particolare DURC, eventuale rapporto ex art.46 e collocamento disabili, posizione antimafia, ecc.), per evitare esclusioni successive.
–
Cosa finanzia il bando
Il bando prevede due linee di contributo complementari, pensate per coprire sia i servizi di consulenza propedeutici sia le spese di certificazione vera e propria. In pratica:
Linea 1 – “Servizi di consulenza”: contributo per le spese di consulenza specialistica sostenute dall’azienda per prepararsi alla certificazione.
Linea 2 – “Certificazione”: contributo per le spese direttamente sostenute per ottenere il certificato di parità di genere da un organismo accreditato.
Entrambe le linee sono cumulabili: un’impresa può richiedere il contributo per Linea 1 + Linea 2 (per coprire sia consulenza che certificazione) oppure, se ad esempio non necessita di consulenza esterna, può richiedere solo la Linea 2. I contributi sono concessi in forma di rimborso a costi sostenuti (previa rendicontazione), fino a un importo massimo predeterminato in base alla dimensione aziendale (numero di dipendenti). Di seguito una tabella riepilogativa dei massimali di contributo previsti:
| Numero di dipendenti | Contributo massimo Linea 1 (consulenza) | Contributo massimo Linea 2 (certificazione) |
|---|---|---|
| 1 – 9 | € 2.200 | € 2.400 |
| 10 – 49 | € 4.000 | € 4.800 |
| 50 – 125 | € 6.000 | € 7.200 |
| 126 – 249 | € 7.500 | € 9.600 |
Nota: il numero di dipendenti da considerare è quello effettivo in organico (teste reali) al momento della domanda, indipendentemente dalle Unità-Lavoro-Anno (ULA). Vanno contati tutti i dipendenti dell’impresa a livello nazionale (non solo quelli eventualmente in Calabria), includendo part-time e apprendisti come unità singole. I contributi indicati sono gli importi massimi concedibili per ciascuna linea: il finanziamento finale sarà calcolato sui costi effettivamente sostenuti dall’azienda (al netto di IVA, che non è un costo ammissibile), fino a concorrenza di tali massimali. Ciò significa che se, ad esempio, una microimpresa spende €2.000 per consulenza, riceverà un contributo inferiore al massimo (€2.200) proporzionato alla spesa sostenuta; se invece spende una cifra pari o superiore al massimale previsto, riceverà comunque solo l’importo massimo indicato. L’IVA sulle fatture non viene rimborsata (in quanto le imprese possono recuperarla), quindi i massimali si intendono al netto IVA.
Vediamo ora nel dettaglio cosa copre ciascuna linea di intervento, quali spese sono considerate ammissibili e quali sono le condizioni da rispettare (modalità e vincoli temporali) per ottenere il contributo.
Linea 1 – Contributo per servizi di consulenza
Questa linea finanzia i servizi di consulenza specialistica che l’azienda utilizza per prepararsi alla certificazione. In pratica molte PMI, non avendo competenze interne specifiche sulla materia, possono avvalersi di consulenti o società esterne per implementare il proprio sistema di gestione per la parità di genere secondo i requisiti UNI/PdR 125:2022. Le spese ammissibili su Linea 1 sono i costi di consulenza professionale legati a questo percorso. Più nel concreto, rientrano nelle attività di consulenza finanziabili:
Analisi e diagnosi iniziale (gap analysis): il consulente effettua un’analisi dei divari esistenti tra la situazione attuale dell’azienda e gli standard richiesti per ottenere la certificazione. Vengono raccolti dati e misurati gli indicatori chiave di performance (KPI) in ambito parità di genere (es. gap retributivi, presenza femminile nei ruoli apicali, politiche di welfare aziendale, ecc.), per capire dove l’azienda non è ancora in linea con i parametri della certificazione.
Piano strategico di intervento: sulla base dell’analisi, si viene supportati nella stesura di un Piano d’azione strategico che definisce le misure correttive e le iniziative da intraprendere in azienda per promuovere e garantire la parità di genere. L’obiettivo è mitigare o eliminare i divari individuati. Questo piano può includere ad esempio: nuove policy HR per garantire pari opportunità in assunzioni e avanzamenti, programmi di formazione alla diversità, misure di conciliazione vita-lavoro per i dipendenti, ecc.
Implementazione e monitoraggio: il consulente aiuta l’impresa a impostare un modello di implementazione delle azioni pianificate e un sistema di monitoraggio. Ciò significa definire ruoli, responsabilità e procedure interne per attuare il piano, nonché stabilire indicatori e metodi per misurare periodicamente i progressi (ad esempio verifiche periodiche sul raggiungimento degli obiettivi del piano, raccolta dati aggiornata, ecc.).
Supporto organizzativo e formazione interna: il servizio di consulenza prevede anche l’accompagnamento nell’individuazione di sistemi e competenze interne necessarie per gestire la strategia di parità di genere in modo continuativo. Questo può tradursi in sessioni di formazione o affiancamento al personale chiave (es. ufficio HR, dirigenti) per trasferire competenze, oppure nell’implementazione di nuovi processi o software per la raccolta di dati disaggregati per genere, e in generale nel rendere l’azienda autonoma nel portare avanti nel tempo la politica di uguaglianza.
In sostanza, Linea 1 copre tutte quelle attività propedeutiche che preparano l’azienda ad essere valutata positivamente dall’ente di certificazione. Non copre invece altre tipologie di consulenze estranee alla certificazione di genere. Ad esempio, non sarebbero ammissibili consulenze generiche di altra natura non finalizzate a questo scopo.
Importo e condizioni per Linea 1: come visto, l’importo massimo erogabile varia in base al numero di dipendenti (ad es. un massimo di €2.200 per microimprese fino a 9 dipendenti, fino a €7.500 per imprese medio-grandi da 126 a 249 dipendenti). Il contributo su Linea 1 verrà effettivamente concesso solo a fronte dell’ottenimento della certificazione finale entro i tempi previsti. Infatti, se l’azienda svolge la consulenza ma non consegue la certificazione, non potrà ricevere il rimborso nemmeno per la consulenza stessa – dovrà sostenere quei costi interamente a proprio carico. Questo vincolo serve a garantire che i fondi pubblici vengano erogati solo alle imprese che portano a termine con successo l’intero percorso (consulenza + certificazione).
La tempistica è un aspetto fondamentale: il bando stabilisce che il beneficiario deve completare le operazioni di Linea 1 (consulenza) insieme a Linea 2 (certificazione) entro 15 mesi dalla data di pubblicazione degli esiti definitivi della procedura (ossia 15 mesi dal decreto regionale che approverà l’elenco definitivo delle domande ammesse, vedi sezione sulla valutazione). In pratica, dalla comunicazione ufficiale di concessione, l’azienda avrà 15 mesi di tempo per svolgere la consulenza, sottoporsi all’audit dell’ente certificatore e ottenere il certificato. È possibile richiedere una proroga solo in caso di necessità motivata, presentando istanza almeno 60 giorni prima della scadenza dei 15 mesi: la Regione (tramite Fincalabra) può concedere una sola proroga di massimo 3 mesi aggiuntivi. Oltre questo termine prorogato (18 mesi totali), non saranno ammessi ritardi.
Scelta del fornitore di consulenza: il bando impone che per usufruire di Linea 1 l’impresa selezioni consulenti qualificati, rientranti in specifiche categorie. In particolare, il fornitore dei servizi di consulenza deve essere obbligatoriamente uno dei seguenti:
Esperto accreditato Unioncamere sulla UNI/PdR 125:2022 – figura iscritta nell’elenco ufficiale di esperti sulla prassi UNI/PdR 125, pubblicato e aggiornato da Unioncamere. (Unioncamere nazionale ha infatti istituito un registro di consulenti/formatori qualificati sul tema, consultabile online).
Consulente aziendale con codice ATECO specifico – deve trattarsi di un libero professionista o società di consulenza che, alla data di pubblicazione del bando (18/12/2024), abbia partita IVA attiva con uno dei seguenti codici ATECO: 71.20.21 (“Controllo di qualità e certificazione di prodotti, processi e sistemi”), 70.22.09 (“Altre attività di consulenza imprenditoriale e altra consulenza gestionale”), 69.20.11 (servizi forniti da commercialisti), 69.20.30 (attività dei consulenti del lavoro), 82.99.99 (“Altri servizi di supporto alle imprese n.c.a.”). Nota: il codice ATECO può essere primario o secondario, l’importante è che il consulente rientri in uno di questi codici di attività ammessi.
Soggetto con esperienza di almeno 3 anni in parità di genere nella Pubblica Amministrazione – rientrano in questa categoria consulenti o esperti che alla data del bando possano dimostrare un’esperienza professionale comprovata di almeno tre anni nell’ambito delle pari opportunità di genere all’interno di pubbliche amministrazioni. (Ad esempio, professionisti che hanno operato come consulenti su progetti di pari opportunità in enti pubblici).
L’impresa beneficiaria, al momento di chiedere il rimborso finale, dovrà dichiarare a quale fornitore di consulenza si è rivolta e presentare documenti che attestino che quel fornitore possiede uno dei requisiti sopraelencati (ad es. autocertificazione o iscrizione elenco Unioncamere, visura con codice ATECO, curriculum professionale, ecc.). È importante sottolineare che non è consentito scegliere come consulente:
un soggetto con cui l’azienda ha rapporti di controllo o collegamento societario (ex art. 2359 C.C.) o altri legami di gruppo/parassociativi. In pratica il consulente deve essere indipendente dall’azienda (per evitare conflitti di interesse o elusione delle regole sugli aiuti di Stato, poiché imprese collegate sono viste come “impresa unica” ai fini del de minimis);
l’Organismo di Certificazione (OdC) stesso che effettuerà l’audit di certificazione (Linea 2). Ci deve essere separazione tra chi fornisce la consulenza e chi rilascia il certificato: non è permesso incaricare l’ente certificatore di svolgere anche il ruolo di consulente, pena la non riconoscibilità del contributo. (Questo per garantire imparzialità nel processo di certificazione).
Linea 2 – Contributo per la certificazione
La Linea 2 rappresenta il cuore dell’intervento: finanzia i costi di certificazione sostenuti dall’impresa per ottenere il certificato di parità di genere. La certificazione deve essere rilasciata da un Organismo di Certificazione (OdC) accreditato in base alla norma UNI/PdR 125:2022. In Italia, gli OdC autorizzati a emettere questa certificazione sono solo quelli accreditati da Accredia (l’ente unico nazionale di accreditamento) in conformità al Regolamento UE 765/2008 e al D.M. 29/04/2022. In altre parole, l’azienda dovrà rivolgersi a uno degli organismi certificatori accreditati per la parità di genere – l’elenco di tali OdC è pubblico sul sito ufficiale pari opportunità del Dipartimento per le Pari Opportunità.
Spese ammissibili Linea 2: sono coperti i costi dei servizi di audit e certificazione erogati dall’OdC scelto, limitatamente al primo rilascio della certificazione. In particolare, rientrano tra i costi finanziabili:
l’esame della richiesta di certificazione da parte dell’OdC (application review);
la verifica documentale iniziale (document review): l’ente esamina tutta la documentazione prodotta dall’azienda, compreso il piano strategico, i dati raccolti sugli indicatori, le evidenze delle azioni intraprese, ecc.;
la verifica in sede (audit on-site): uno o più auditor dell’OdC effettuano un sopralluogo presso la sede dell’azienda, intervistano il personale, raccolgono evidenze e osservano direttamente l’attività e i processi aziendali per valutare la conformità allo standard;
il rilascio del certificato finale, se l’esito delle verifiche è positivo (inclusa l’emissione del rapporto di audit e del certificato in formato digitale/cartaceo).
Non sono invece coperte da contributo tutte le altre eventuali spese aggiuntive che esulano dall’iter di prima certificazione. Ad esempio, non sono finanziati costi per pre-audit informativi, audit aggiuntivi non previsti, servizi di sorveglianza annuale o di rinnovo periodico del certificato (la certificazione va rinnovata ogni 3 anni, ma il bando copre solo il conseguimento iniziale). Tali costi ulteriori restano a carico dell’azienda.
Importo e condizioni per Linea 2: anche qui il contributo massimo varia in base alla dimensione d’impresa (vedi tabella sopra, es. €2.400 max per microimpresa, fino a €9.600 max per la più grande PMI). Il contributo verrà erogato solamente se l’azienda ottiene effettivamente la certificazione entro i termini previsti. Il bando stabilisce che la certificazione deve essere conseguita entro 12 mesi dalla pubblicazione degli esiti definitivi dell’istruttoria (cioè 12 mesi dal decreto di concessione). È concessa la possibilità di una proroga unica di 3 mesi (da richiedere almeno 60 giorni prima della scadenza dei 12 mesi, con motivazione). Quindi, al massimo entro 15 mesi dall’ammissione, l’impresa deve aver ottenuto il certificato. Se ciò non avviene nei termini, il contributo di Linea 2 non verrà erogato e l’azienda dovrà farsi interamente carico del pagamento dovuto all’OdC per l’audit. In altre parole, il rimborso delle spese di certificazione è condizionato al raggiungimento del risultato finale nei tempi stabiliti.
Da notare che la scelta dell’Organismo di Certificazione (OdC) non va dichiarata nella domanda iniziale, ma dovrà essere indicata nella successiva richiesta di erogazione (a certificazione avvenuta). L’impresa avrà libertà di scegliere qualsiasi OdC accreditato tra quelli ufficialmente riconosciuti. È consigliabile comunque prendere contatti con un OdC fin dalle prime fasi del progetto, così da programmare per tempo le verifiche di certificazione (tenendo presente il limite temporale di 12 mesi per completare l’iter).
Riassumendo le due linee: l’impresa beneficiaria, dopo aver presentato domanda ed essere stata ammessa, potrà avvalersi di un consulente qualificato (Linea 1) per adeguarsi agli standard e successivamente farsi auditare dall’ente certificatore (Linea 2). Una volta ottenuto il certificato di parità di genere, potrà chiedere il rimborso delle spese secondo gli importi previsti. Il risultato concreto sarà l’ottenimento di una certificazione valida 3 anni, che attesta l’impegno dell’azienda sulla parità di genere e che, oltre al contributo regionale, permetterà anche di accedere ad altri vantaggi nazionali (come lo sgravio contributivo dell’1% previsto dalla legge per le aziende certificate, punteggi premiali in bandi pubblici, ecc.).
–
Modalità di presentazione della domanda
La presentazione delle domande avviene esclusivamente in via telematica, con procedura a sportello (cioè “fino a esaurimento risorse” in ordine di arrivo). Non sono accettate domande su carta o inviate via PEC: bisogna utilizzare l’apposita piattaforma online messa a disposizione dal Soggetto Gestore (Fincalabra S.p.A.). La finestra di apertura dello sportello è stata stabilita con provvedimento regionale: le imprese hanno potuto iniziare a inviare le domande a partire dal 31 gennaio 2025 alle ore 10:00. Da quel momento, lo sportello rimane aperto fino al termine previsto (al momento fino ad esaurimento fondi, non essendo indicata una scadenza anticipata). È importante sottolineare che, data la natura a sportello, prima si presenta la domanda, maggiori sono le probabilità di rientrare nei finanziamenti, poiché le risorse sono limitate. Si consiglia dunque alle aziende interessate di prepararsi per tempo e inviare la candidatura appena possibile, evitando di attendere gli ultimi giorni (rischiando che i fondi vengano impegnati da altre aziende). Nel primo giorno di apertura c’è stato un notevole afflusso di richieste, quindi la tempestività è cruciale.
Di seguito, le fasi operative per la presentazione della domanda telematica e alcuni consigli utili:
Registrazione al portale: occorre accedere alla piattaforma online indicata nel bando (sul portale Calabria Europa della Regione Calabria, sezione bandi) e registrarsi come utente. La registrazione richiede l’inserimento dei dati del legale rappresentante/titolare e dell’impresa (tra cui PEC e codice fiscale/partita IVA). Potrebbe essere richiesto l’accesso tramite credenziali SPID o la creazione di un account con username e password – seguire le istruzioni fornite nella Guida utente della piattaforma. Se già si dispone di un account (perché ci si è registrati per altri bandi regionali gestiti da Fincalabra), si può utilizzare quello.
Compilazione della domanda online: una volta loggati, si può creare una nuova domanda di contributo selezionando il bando “Certificazione parità di genere”. Verrà caricato un formulario elettronico (corrispondente al Modello di Domanda – Allegato 1 del bando) in cui inserire tutti i dati richiesti. Bisogna compilare con attenzione le varie sezioni, che tipicamente includono:
Dati anagrafici dell’impresa: denominazione, forma giuridica, sede legale e operativa in Calabria (indirizzo, comune, ecc.), codice fiscale/partita IVA, iscrizione Camera di Commercio (numero REA se applicabile), settore di attività e codice ATECO dell’azienda.
Dati del legale rappresentante: nome, cognome, codice fiscale, recapiti, estremi del documento d’identità. Solitamente viene richiesto di indicare gli estremi di un documento di identità valido del firmatario.
Parametri dimensionali: numero di dipendenti in organico (come definito dal bando). Va indicata la fascia di appartenenza per determinare il contributo (es. 8 dipendenti -> fascia 1-9). È importante inserire un numero corretto e veritiero, corrispondente alla situazione attuale.
Richiesta di contributo: si specificherà per quale linea si richiede il contributo. Il modulo prevede l’opzione di richiedere Linea 1 + Linea 2 (entrambe) oppure solo Linea 2. Basterà spuntare l’opzione pertinente. (Ad esempio, un’azienda che intende fare tutto il percorso selezionerà Linea 1+2; un’azienda che ha già svolto internamente la preparazione e vuole solo farsi certificare potrà richiedere solo Linea 2).
Dichiarazioni sostitutive: il cuore della domanda consiste in una serie di dichiarazioni che l’impresa deve sottoscrivere, attestando il possesso di tutti i requisiti di ammissibilità elencati (come descritti nella sezione “Chi può partecipare”). Ci saranno quindi caselle/prevede dove il legale rappresentante dichiara sotto la propria responsabilità di essere PMI, di avere sede operativa in Calabria, almeno 1 dipendente, di non avere la certificazione di genere, di essere in regola con contributi, normativa disabili, di non essere in fallimento, di non aver condanne, etc. Si tratta di riprendere punto per punto i requisiti richiesti dal bando e confermare la propria situazione. È fondamentale rispondere sinceramente e coscienziosamente a tutte queste voci: dichiarazioni false o inesatte possono portare all’esclusione immediata e a sanzioni (ai sensi degli artt. 75-76 del DPR 445/2000).
Impegni e altre informazioni: potrebbe essere richiesto di indicare se si intende iniziare subito le attività al giorno successivo alla domanda (in generale ammesso), eventuali dati sul cumulo de minimis (spesso nei moduli va dichiarato quanto si è già ricevuto in de minimis negli ultimi 3 anni per verificare il massimale), e l’impegno a rispettare condizioni del bando.
Estremi imposta di bollo: la domanda di contributo è soggetta per legge all’imposta di bollo di €16. Di solito la piattaforma richiede di inserire gli estremi della marca da bollo (numero identificativo e data) oppure genera un’autodichiarazione di assolvimento virtuale. Verificare attentamente questa sezione: il bando conferma che è dovuta una marca da €16, quindi assicurarsi di applicarla correttamente (nel dubbio, si può acquistare una marca da bollo cartacea e inserire i dati nel form, conservandola).
Allegati da caricare: la piattaforma potrebbe prevedere l’upload di alcuni documenti obbligatori in allegato alla domanda. In genere, oltre alla domanda stessa, può essere richiesto di allegare copia del documento d’identità del legale rappresentante (in corso di validità) e l’eventuale dichiarazione sostitutiva di atto notorio per l’imposta di bollo (se prevista). Potrebbe essere utile allegare anche una visura camerale recente, sebbene non espressamente richiesta, per facilitare le verifiche (non obbligatoria, ma avere la visura aggiornata è consigliato per controllare i propri dati).
Verifica e firma della domanda: una volta compilati tutti i campi, si potrà generare il documento riepilogativo (in PDF) della domanda. È necessario che tale documento venga firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa. La firma digitale è obbligatoria per validare la domanda: assicurarsi quindi di possedere un dispositivo di firma digitale (smart card, token USB o firma remota) attivo e di saperlo utilizzare. La piattaforma generalmente consente di caricare il PDF firmato digitalmente oppure di firmare all’interno del sistema se è integrata la funzionalità. Seguire le indicazioni della guida utente passo-passo. Prima di firmare, ricontrollare con attenzione tutte le sezioni compilate: verificare che i dati aziendali siano corretti, che tutte le dichiarazioni siano state spuntate e che non manchi nulla. Eventuali errori (es. refusi nella ragione sociale, campi non compilati, allegati mancanti) potrebbero causare la non ricevibilità della domanda.
Invio telematico: dopo aver firmato, si procede all’inoltro definitivo della domanda tramite la piattaforma. Con l’invio, il sistema protocolla digitalmente la candidatura assegnando un numero di riferimento e una data/ora di presentazione. È consigliabile salvare la ricevuta o schermata di conferma dell’avvenuta presentazione (spesso si può scaricare una ricevuta di protocollo in PDF). Da questo momento, la domanda non sarà più modificabile. Se ci si accorge di errori dopo l’invio, l’unica possibilità sarebbe presentare una nuova domanda (ma attenzione: conta l’ordine cronologico, quindi farlo solo in casi estremi e informandosi presso il gestore, per evitare confusione).
Consigli pratici per la presentazione:
Preparare in anticipo la documentazione: prima dell’apertura dello sportello, conviene reperire tutte le informazioni e i documenti che serviranno. Ad esempio, tenere a portata di mano i dati anagrafici e camerali dell’azienda, i dati del legale rappresentante, il numero della marca da bollo, ecc. Scaricare dal portale regionale il facsimile della Domanda (Allegato 1) e leggere attentamente tutte le voci da compilare: questo aiuta a non trovarsi impreparati di fronte a qualche domanda specifica. Le FAQ del bando hanno chiarito che il formulario sarebbe stato disponibile direttamente sulla piattaforma al momento dell’apertura; ora che lo sportello è attivo, lo si può consultare iscrivendosi.
Curare la firma digitale: assicurarsi che la firma digitale funzioni correttamente. Se non si è pratici, fare una prova di firma su un PDF qualsiasi prima di procedere con la domanda ufficiale. Ricordarsi di firmare il file nel formato richiesto (generalmente .p7m). Una domanda non firmata digitalmente è nulla.
Non aspettare l’ultimo minuto: anche se il bando non ha scadenza immediata, potrebbe succedere che le risorse si esauriscano rapidamente. Inoltre, nelle ore immediatamente successive all’apertura (31 gennaio) la piattaforma potrebbe risultare lenta per l’alto numero di accessi: inserire la domanda con un po’ di anticipo rispetto alla massa può evitare intoppi tecnici. In ogni caso, evitare di rimandare troppo: lo sportello è “aperto” finché ci sono fondi, e la Regione pubblicherà via via elenchi di ammissione.
Attenzione ai dettagli: piccoli errori formali possono portare all’esclusione per “non ricevibilità”. Ad esempio, dimenticare di allegare il documento d’identità, o indicare erroneamente la fascia di dipendenti. Compilare con calma e rileggere tutto prima di inviare. Se possibile, far controllare la domanda anche da un collega o consulente prima della firma, per maggiore sicurezza.
Conservare le credenziali e monitorare la PEC: tutte le comunicazioni ufficiali sull’istruttoria (esiti, richieste di integrazione, ecc.) verranno fatte tramite il portale e tramite PEC all’indirizzo indicato in domanda. Quindi tenere d’occhio la casella PEC aziendale dopo la presentazione e conservare le credenziali per accedere al portale e vedere lo stato della domanda.
Dopo l’invio, organizzarsi per le fasi successive: una volta presentata la candidatura, se si è abbastanza fiduciosi dei propri requisiti, si può già iniziare a pianificare i passi successivi senza attendere l’esito formale (poiché i tempi sono stretti): ad esempio, individuare il consulente per la Linea 1 e predisporre il contratto di consulenza, da firmare a partire dal giorno successivo alla presentazione della domanda (il bando infatti ammette le spese solo dopo la domanda, vedi oltre); oppure contattare un organismo di certificazione per programmare l’audit nei mesi seguenti. Agire tempestivamente aiuterà a rispettare i vincoli temporali se poi si sarà ammessi. Naturalmente, queste attività iniziali sono a proprio rischio in caso di non ammissione, ma un’impresa che ha i requisiti non dovrebbe avere problemi.
–
Documenti da compilare e presentare
Durante l’iter del bando, vi sono diversi documenti ufficiali da conoscere, compilare e presentare nelle varie fasi. Si tratta in parte di modelli allegati al bando stesso (che fungono da fac-simile da compilare) e in parte di documentazione di supporto. Ecco un elenco dettagliato:
Allegato 1 – Modello di Domanda di contributo: è il modulo di domanda vero e proprio, che come visto viene compilato online sulla piattaforma. L’Allegato 1 pubblicato insieme al bando è sostanzialmente uno schema PDF in bianco che riproduce tutti i campi da riempire. Include le sezioni per i dati dell’impresa e del legale rappresentante, la richiesta del tipo di contributo (Linee 1 e/o 2) e soprattutto tutte le dichiarazioni sostitutive relative ai requisiti di ammissibilità. In fase di candidatura non occorre stampare e compilare a mano questo modulo: la compilazione è telematica. Tuttavia, è utile leggere attentamente l’Allegato 1 per capire quali dichiarazioni si andranno a sottoscrivere (ad esempio l’elenco dal punto a) al punto o) con cui si dichiara di non essere in fallimento, di avere DURC regolare, ecc.). Al termine della compilazione sul portale, il sistema genera un PDF identico all’Allegato 1 ma precompilato con i vostri dati, che va firmato digitalmente. Consiglio: Scaricate l’Allegato 1 dal sito del bando e usatelo come checklist per verificare di avere tutti i requisiti/dati necessari prima di procedere sul portale.
Allegato 2 – Modello di istanza di riesame: è il modulo da utilizzare nel caso in cui la domanda presentata venga esclusa o non ammessa in fase di istruttoria e l’impresa ritenga l’esclusione ingiustificata. In base alle norme del bando, dopo la pubblicazione delle graduatorie provvisorie, i candidati esclusi hanno la possibilità di presentare un’istanza di riesame (un sorta di appello) entro un certo numero di giorni (tipicamente 10 giorni) per chiedere la revisione della propria posizione, correggendo eventuali errori o fornendo chiarimenti. L’Allegato 2 è un fac-simile di lettera in cui l’impresa indica gli estremi della propria domanda, il motivo dell’esclusione comunicato e fornisce le controdeduzioni o integrazioni del caso. Ad esempio, se la domanda è stata ritenuta inammissibile per un documento mancante, nell’istanza di riesame l’impresa potrebbe allegare quel documento e chiedere di essere riammessa. È importante seguire le istruzioni (tempi e modalità) che verranno fornite nella comunicazione di esclusione. L’istanza va firmata digitalmente e inviata, generalmente sempre tramite la piattaforma o via PEC al gestore, come indicato. Se la vostra domanda verrà ammessa subito, non dovrete utilizzare l’Allegato 2 – augurabilmente non servirà, ma è bene sapere che esiste questa opportunità di ricorso amministrativo interno.
Allegato 3 – Modello di richiesta di erogazione del contributo: è il modulo da compilare e presentare dopo aver completato il progetto, cioè al termine delle attività di consulenza e ottenuta la certificazione, per richiedere materialmente la liquidazione del contributo concesso. In pratica, è il modulo di rendicontazione finale. Nell’Allegato 3 l’impresa beneficiaria dovrà riepilogare tutte le spese sostenute per le quali chiede il contributo, suddivise per Linea 1 e Linea 2, e attestare di aver completato quanto previsto. Il modello richiede di indicare, ad esempio: il numero di dipendenti (confermando la fascia dimensionale), quale fornitore di consulenza è stato utilizzato (nome, categoria di appartenenza tra quelle ammesse), il costo sostenuto per la consulenza e il contributo spettante su Linea 1, il costo sostenuto per la certificazione e il contributo spettante su Linea 2 (nei limiti massimi previsti). Vanno inoltre dichiarati gli estremi del CUP (Codice Unico di Progetto) associato al finanziamento e altri riferimenti amministrativi forniti nella concessione. L’Allegato 3 include anche una sezione di calcolo dei costi indiretti forfettari 7%: come da bando, infatti, i costi indiretti (spese generali) sono riconosciuti automaticamente al 7% dei costi diretti di consulenza, senza bisogno di giustificarli. Il modulo fornisce un esempio pratico di come sommare il 7% al costo del consulente. Da notare che l’impresa non deve presentare fatture per costi indiretti: basta rendicontare la fattura del consulente (costo diretto) e il sistema calcolerà il 7% aggiuntivo come forfettario. Nel compilare l’Allegato 3 si allegheranno tutti i documenti giustificativi (vedi oltre) e si dichiarerà la conformità delle spese. Anche questo modulo andrà firmato digitalmente dal legale rappresentante e caricato sulla piattaforma (molto probabilmente sempre sulla stessa area riservata usata per la domanda, ci sarà la funzione “richiedi erogazione”).
Allegato 4 – Modello di quietanza/liberatoria di pagamento: è un modulo da far compilare e sottoscrivere al fornitore di consulenza (e, se richiesto, analogamente al fornitore della certificazione) per attestare che è stato pagato. In pratica è una dichiarazione liberatoria che il consulente rilascia in cui conferma di aver ricevuto dall’azienda beneficiaria il pagamento dovuto per i servizi prestati, liberandola da ulteriori obblighi. Questo documento serve alla Regione per avere la certezza che l’impresa abbia effettivamente pagato di tasca propria il consulente (condizione fondamentale perché poi il contributo pubblico possa rimborsarla). Il modello di quietanza (Allegato 4) sarà da compilare con i dati del fornitore, la descrizione della fornitura (es. “servizi di consulenza propedeutici alla certificazione di parità di genere – Linea 1”), l’importo totale pagato e la data, e va firmato dal fornitore (meglio se con firma digitale). In fase di richiesta di erogazione, l’impresa allegherà questa quietanza firmata insieme alle contabili dei bonifici. Se ci sono più fornitori (es. più consulenti, anche se non probabile in questo caso) o più fatture, si presenteranno più quietanze. Importante: senza quietanza liberatoria, la spesa potrebbe non essere riconosciuta, quindi è fondamentale farsi rilasciare dal consulente questo documento dopo averlo pagato. (Nel caso della certificazione, il fornitore è l’OdC: anche per la fattura dell’OdC conviene farsi dare quietanza di pagamento, sebbene l’Allegato 4 parli espressamente di consulenza. Ad ogni modo, tutte le spese vanno comprovate come pagate.)
Guida utente per la presentazione della domanda: oltre ai modelli ufficiali, la Regione ha messo a disposizione una guida passo-passo all’utilizzo della piattaforma informatica. Questa guida (un PDF di circa 20 pagine con schermate e istruzioni) è fondamentale per chi non ha familiarità con l’inserimento telematico. Contiene le indicazioni su come registrarsi, come compilare il form online, come firmare e inviare, con immagini che mostrano l’interfaccia del sistema. È consigliato leggere la guida prima di procedere, in modo da evitare errori tecnici. Ad esempio, spiega come controllare lo stato della domanda una volta inviata, come procedere se si deve caricare l’istanza di riesame o la richiesta di erogazione, ecc. La guida è scaricabile dal sito regionale (pagina del bando) ed è intitolata proprio “Guida utente presentazione domanda di contributo”.
Oltre a questi, quali altri documenti serviranno durante il percorso? In sintesi:
Documento di identità del legale rappresentante (da allegare alla domanda iniziale).
Visura camerale aggiornata dell’impresa (potrebbe non essere obbligatoria da allegare, ma il gestore la utilizzerà per verifiche, quindi assicurarsi che i dati dichiarati corrispondano alla visura).
Contratto di consulenza stipulato con il fornitore scelto per Linea 1, da conservare e poi allegare in copia alla rendicontazione. Il contratto deve riportare chiaramente data di stipula (successiva alla presentazione della domanda!), oggetto dell’incarico, importo pattuito, tempi di esecuzione e modalità di pagamento.
Fattura(e) del consulente per la Linea 1 e relativa contabile di pagamento (bonifico bancario). I pagamenti al consulente devono essere tracciabili e completati. Sulla/e fattura/e del consulente dovrà essere indicato il riferimento al progetto finanziato (il bando chiede di riportare sulla fattura una dicitura tipo “PR Calabria FESR-FSE+ 2021-2027 Azione 4.c.1 – CUP _____”).
Relazione finale del consulente: al termine della consulenza, il fornitore dovrà redigere una breve relazione che descrive tutte le attività svolte e come queste hanno preparato l’azienda alla certificazione. Questa relazione dovrà essere firmata dal consulente e controfirmata digitalmente dal beneficiario, e va allegata alla richiesta di erogazione. Serve a dimostrare che il consulente ha effettivamente fornito i servizi concordati in linea con il bando.
Attestato di Certificazione di parità di genere: il certificato originale rilasciato dall’Organismo di Certificazione (quando ottenuto) va allegato in copia alla richiesta di erogazione. È il documento più importante, perché prova che l’azienda ha raggiunto il risultato. Senza di esso, il contributo non può essere liquidato. Il certificato riporta solitamente la ragione sociale dell’azienda, la data di emissione, la validità triennale e l’OdC emittente.
Fattura dell’OdC per la certificazione e relativa ricevuta di pagamento (bonifico eseguito). Anche qui, la spesa deve essere saldata dall’impresa e poi viene rimborsata. La fattura dell’OdC può comprendere voci come “audit di certificazione UNI PdR 125” ecc. L’IVA non sarà rimborsata, quindi il costo al netto IVA verrà considerato.
Certificazione IBAN dell’azienda: un documento rilasciato dalla banca (o anche un estratto conto) che certifichi che il codice IBAN fornito per l’accredito del contributo è intestato all’impresa beneficiaria. Questo per evitare di inviare pagamenti su conti non riferibili all’azienda. Andrà allegato in sede di richiesta fondi.
Tutta questa documentazione andrà preparata e caricata nel sistema insieme all’Allegato 3 quando si chiederà il rimborso finale. È dunque opportuno tenere un fascicolo ordinato fin dall’inizio con copie di contratti, fatture, bonifici e certificati, per facilitare la fase di rendicontazione. Il bando è molto chiaro nel richiedere puntualmente ciascun documento, quindi seguire alla lettera l’elenco per non farsi respingere la rendicontazione. In caso di dubbi, si può consultare l’Allegato 3 (che elenca in calce tutti i documenti da allegare) come checklist finale.
–
Processo di valutazione e rendicontazione
Vediamo ora come funziona l’iter di valutazione delle domande e successivamente l’erogazione dei contributi, una volta completate le attività:
1. Ricevibilità e istruttoria delle domande: tutte le domande inviate tramite la piattaforma vengono registrate con un ordine cronologico preciso. Il Soggetto Gestore (Fincalabra), su incarico della Regione, procede a una verifica periodica delle domande pervenute. Questa istruttoria avviene a scaglioni: ad esempio, il primo scaglione ha compreso le domande arrivate nei primi giorni di apertura (nel bando in questione, circa 124 domande sono arrivate tra il 31/01 e il 03/02/2025 e sono state valutate come “primo elenco”). Durante l’istruttoria, per ciascuna domanda si verifica:
la ricevibilità formale, ovvero che la domanda sia stata presentata nei tempi e modi corretti (es: entro l’apertura dello sportello, modulo completo, firma digitale apposta, marca da bollo assolta, allegati richiesti presenti). Se manca qualcosa di essenziale (firma, documento identità, ecc.), la domanda potrebbe essere dichiarata irricevibile e quindi esclusa a priori.
l’ammissibilità sostanziale, ovvero il rispetto dei requisiti di partecipazione e la congruenza delle dichiarazioni. In questa fase vengono controllati i requisiti dichiarati: ad esempio, si verifica l’iscrizione della PMI in Camera di Commercio, la dimensione (numero dipendenti) dichiarata, la presenza di almeno un dipendente, la regolarità DURC (che sarà controllata presso INPS/INAIL), l’assenza di procedure concorsuali, ecc. Alcuni controlli sono effettuati automaticamente (es. interrogando banche dati antimafia, o il Registro Nazionale Aiuti di Stato per il de minimis), altri su documentazione. Fincalabra può avvalersi di strumenti come il sistema informativo “Arachne” per verificare assenza di conflitti di interesse e valutare il profilo di rischio delle domande.
Se la domanda presenta irregolarità o carenze, può essere esclusa e l’impresa ne riceverà notifica (via PEC e/o sul portale). In questa comunicazione verrà specificata la motivazione dell’esclusione. Come detto, l’impresa ha facoltà di presentare un’istanza di riesame (Allegato 2) entro il termine indicato (di solito 10 giorni) per correggere eventuali errori materiali o fornire chiarimenti, se ritiene che l’esclusione sia frutto di un misunderstanding. La commissione riesaminerà il caso e deciderà se riammettere o confermare l’esclusione, nella fase di graduatoria definitiva.
Se la domanda rispetta tutti i requisiti, viene proposta per l’ammissione al finanziamento. Data la procedura a sportello, non vi è un punteggio o graduatoria di merito: ogni domanda ammissibile viene finanziata fino a disponibilità di budget. Tuttavia, se le richieste superano i fondi disponibili, verrà formata una lista d’attesa in ordine cronologico e le domande eccedenti potrebbero restare sospese (in attesa di rifinanziamento del bando). Nel caso specifico, con 3 milioni disponibili, indicativamente si possono finanziare diverse centinaia di PMI (il contributo medio atteso potrebbe essere intorno ai 5-6 mila euro per azienda, considerando molte micro e piccole imprese).
2. Esiti dell’istruttoria e graduatorie: al termine di ciascuna tranche di valutazione, la Regione Calabria approva con decreto un elenco provvisorio delle domande valutate, distinguendo solitamente:
un elenco di domande ammesse (con indicazione dell’importo concedibile per ciascuna, relativo alle linee richieste);
un elenco di domande escluse/non ammissibili (con la motivazione per ciascuna).
Questi esiti provvisori vengono pubblicati (sul portale regionale e sul BURC – Bollettino Ufficiale Regione Calabria) e notificati via PEC ai diretti interessati. Da quel momento decorrono i termini per eventuali riesami da parte dei soggetti esclusi. Trascorso il periodo per presentare controdeduzioni e dopo aver esaminato eventuali istanze di riesame, la Regione procede all’approvazione degli esiti definitivi dell’istruttoria, con un nuovo decreto. In tale provvedimento finale viene confermata la lista delle aziende ammesse al contributo (aggiornata dopo i riesami) e contestualmente viene assunto l’impegno di spesa a favore di quelle aziende, prenotando le risorse finanziarie per pagarle.
Le imprese ammesse ricevono quindi comunicazione ufficiale di concessione del contributo, con l’indicazione dell’importo massimo loro spettante e delle condizioni da rispettare. Da questo momento possono considerarsi formalmente beneficiarie. Per il nostro bando, presumibilmente gli esiti definitivi del primo elenco saranno pubblicati in primavera 2025, e successivamente usciranno ulteriori elenchi man mano che altre domande perverranno (fino a esaurimento fondi). Conviene all’impresa tenere monitorata la propria PEC e la pagina del bando per sapere quando viene ammessa.
3. Esecuzione del progetto (consulenza + certificazione): una volta ammessa, l’impresa può procedere a realizzare quanto proposto. Importante: secondo il bando, le attività progettuali (sia di Linea 1 che Linea 2) devono iniziare dal giorno successivo alla presentazione della domanda. Questo implica che sono ammissibili a rimborso solo le spese effettuate dopo la data di invio della domanda. Se l’impresa aveva già avviato azioni prima, quelle spese pregresse non saranno rimborsate. In pratica, l’azienda può già aver preso accordi preliminari, ma dovrà formalizzare contratti e iniziare a pagare i fornitori solo dopo aver presentato la candidatura (ad esempio, se la domanda è stata inviata il 1° febbraio 2025, il contratto di consulenza dovrà essere datato 2 febbraio 2025 o successivo). Questo è un punto cruciale: chi avesse anticipato attività dovrà eventualmente rifare formalmente le procedure per poter rendicontare tutto correttamente. Dalla data di concessione, ricordiamo, decorrono i 12 mesi (più eventuali 3 di proroga) per ottenere il certificato e i 15 mesi (più 3) per completare consulenza+certificazione. Sarà dunque compito dell’azienda coordinare il consulente e l’organismo di certificazione in modo da rispettare tali scadenze.
4. Monitoraggio e varianti: durante l’esecuzione, il soggetto gestore potrebbe prevedere momenti di monitoraggio dello stato di avanzamento. In genere, trattandosi di contributi a costi standard, non sono richieste relazioni intermedie, ma l’impresa è tenuta a segnalare tempestivamente se emerge qualche problema o se necessita di proroga. Qualora a metà percorso ci si accorga che non si riuscirà a certificarsi in tempo, bisogna presentare la richiesta motivata di proroga almeno 60 giorni prima della scadenza dei 12 mesi (come detto, la proroga massima è di 3 mesi). Ogni variazione rispetto a quanto dichiarato (ad esempio un cambio di consulente in corsa, o modifiche nell’assetto aziendale come fusioni) dovrebbe essere comunicata a Fincalabra per verificare che non infici i requisiti. Se tutto procede bene, l’impresa porta a termine la consulenza (ottenendo il piano di miglioramento implementato, ecc.) e successivamente supera l’audit di certificazione con esito positivo, ottenendo il relativo attestato. A questo punto ha raggiunto l’obiettivo e può passare alla fase di rendicontazione finale.
5. Rendicontazione finale e richiesta di contributo: una volta ottenuta la certificazione (entro i termini), la PMI predisporrà la Richiesta di erogazione utilizzando l’Allegato 3, come descritto nella sezione precedente. Va compilato in ogni sua parte, allegando tutti i documenti giustificativi: certificato di parità di genere, contratto e relazione del consulente, fatture e quietanze di pagamento, ecc. Questa documentazione completa va presentata tramite la piattaforma entro la scadenza ultima del progetto (15 mesi o 18 mesi se prorogato). È importante non tardare: se un’impresa ammessa non presenta la richiesta di erogazione entro i termini, rischia la revoca del contributo. In pratica, se anche ottenesse la certificazione ma dimenticasse di rendicontare in tempo, perderebbe il diritto al rimborso. Dunque, appena ottenuto il certificato, conviene attivarsi subito per preparare il dossier di rendicontazione e inviarlo.
6. Verifica della rendicontazione ed erogazione contributo: Fincalabra e gli uffici regionali esamineranno la richiesta di erogazione per verificare che tutte le spese dichiarate siano ammissibili e comprovate. Controlleranno che:
il certificato sia valido e rilasciato da OdC accreditato, entro la data prevista;
il fornitore di consulenza utilizzato fosse effettivamente tra quelli ammessi (verifica della categoria/ATECO o presenza in elenco Unioncamere, tramite la documentazione fornita);
le fatture presentate corrispondano ai servizi ammissibili (niente voci estranee, importi in linea con i massimali);
i pagamenti siano avvenuti (verificando che gli importi in fattura coincidano con quelli nei bonifici e che le quietanze siano firmate);
il totale delle spese rendicontate giustifichi l’importo richiesto. (Se un’impresa ha speso meno del massimale, riceverà solo il dovuto in proporzione; se ha speso di più, comunque il contributo sarà limitato al massimale).
Se la rendicontazione è completa e corretta, la Regione Calabria emetterà il decreto di liquidazione del contributo in favore dell’azienda. Dopodiché, il pagamento verrà effettuato tramite bonifico sul conto corrente (IBAN) indicato dall’impresa (intestato ad essa). L’erogazione avverrà in un’unica soluzione, dato che non sono previsti acconti o tranche intermedie. I tempi di pagamento possono variare, ma generalmente entro qualche settimana/mese dal decreto di liquidazione l’importo sarà accreditato. L’impresa riceverà comunicazione dell’avvenuta liquidazione.
7. Post-erogazione e controlli: anche dopo aver ricevuto il contributo, l’azienda è tenuta a mantenere per un certo periodo gli obblighi derivanti (ad esempio conservare tutti i documenti originali per eventuali controlli futuri da parte degli organi competenti, come Autorità di audit, Guardia di Finanza, Commissione UE). Trattandosi di fondi europei, infatti, le operazioni potranno essere soggette a controlli ex-post fino a diversi anni dopo la chiusura. L’impresa dovrà farsi trovare in regola (ad esempio, mantenere la certificazione per la sua validità e rinnovarla se possibile, e non disfarsi dei documenti). In caso di accertate irregolarità o violazioni, il contributo potrebbe essere revocato anche dopo l’erogazione e richiesto indietro (ma naturalmente questo avviene solo in casi di frodi o inadempimenti gravi).
In conclusione, l’iter prevede: presentazione domanda → istruttoria e ammissione → esecuzione progetto (entro 12-15 mesi) → rendicontazione → liquidazione contributo. Non essendoci graduatorie di punteggio, l’elemento chiave è rispettare i requisiti e tempistiche. La Regione, attraverso Fincalabra, offrirà assistenza alle imprese durante il percorso (sono stati indicati riferimenti per FAQ e supporto tecnico).
–
Errori da evitare e FAQ ricorrenti
Infine, passiamo in rassegna alcuni errori comuni da evitare e rispondiamo alle domande più frequenti che le PMI possono porsi riguardo a questo bando. Una buona preparazione infatti include anche la consapevolezza dei principali trabocchetti o dubbi che altri hanno sollevato.
Errori comuni da evitare:
Inviare la domanda in ritardo: essendo un bando a sportello, presentare domanda tardi potrebbe significare trovare i fondi esauriti. Evitate di posticipare la candidatura; al contrario, preparatela e inviatela appena siete pronti. Prima ci si candida, più alta è la probabilità di ottenere il contributo.
Iniziare le attività prima della domanda: come chiarito, le spese sono finanziabili solo dal giorno successivo alla presentazione della domanda. Un errore sarebbe firmare un contratto di consulenza o far partire l’audit di certificazione prima di aver inviato la domanda ufficiale – quei costi non verrebbero riconosciuti. Pianificate di far partire consulenza e audit dopo l’invio della candidatura.
Sbagliare il calcolo dei dipendenti: alcune aziende potrebbero confondersi tra numero di dipendenti effettivi e ULA (Unità Lavorative Annue) o considerare solo i dipendenti della sede calabrese. Il bando invece richiede il numero totale di dipendenti dell’impresa (in tutte le sedi) al momento della domanda, indipendentemente dall’orario di lavoro (i part-time contano come uno). Non fate errori su questo dato: dichiarare meno dipendenti del reale per rientrare in una fascia più bassa sarebbe un’infrazione (oltre al fatto che la certificazione dovrà comunque includere tutti i siti aziendali).
Scegliere un consulente non idoneo: assicuratevi di incaricare solo consulenti qualificati come da bando. Un errore potrebbe essere rivolgersi a un consulente molto bravo ma con codice ATECO diverso da quelli ammessi, oppure senza i requisiti richiesti. In tal caso, al momento della rendicontazione la sua fattura verrebbe respinta e perdereste il contributo di Linea 1. Dunque prima di formalizzare il contratto di consulenza, verificate il suo status: se non è nell’elenco Unioncamere, controllate che abbia uno dei codici ATECO elencati (anche come secondario va bene) o l’esperienza nella PA richiesta. Se così non fosse, trovate un altro fornitore che rientri nei criteri. Attenzione: il bando non fa eccezioni per codici “simili” (ad esempio un codice 82.11 non può sostituire 82.99), quindi attenetevi strettamente alla lista.
Coinvolgere fornitori non ammessi: analogamente al punto sopra, evitare di coinvolgere società collegate o l’ente di certificazione come consulenti, poiché è espressamente vietato.
Dimenticare l’imposta di bollo: la domanda va corredata da marca da bollo da €16. Scordarsene potrebbe portarvi a dover integrare in seguito o, nel peggiore dei casi, a invalidare la domanda. Pertanto, prevedete questo adempimento e seguitelo (sulla piattaforma dovrebbe esserci la sezione dedicata).
Non rispettare i tempi di attuazione: un errore grave sarebbe ottenere l’ammissione ma poi non riuscire a certificarsi entro 12 mesi (o a completare tutto in 15 mesi). Se vi accorgete che il tempo stringe, non aspettate l’ultimo giorno: richiedete tempestivamente la proroga di 3 mesi (almeno 60 gg prima della scadenza iniziale). Gestite bene il progetto: scegliete consulenti ed enti certificatori che abbiano disponibilità immediata e non vi facciano sforare i tempi. Ricordate che se non ottenete il certificato in tempo, perdete l’intero contributo.
Aspettarsi anticipi o aiuti immediati: il bando non prevede anticipazioni del contributo. Ciò significa che dovrete anticipare con risorse proprie sia il pagamento del consulente sia quello dell’ente certificatore. Solo a certificazione avvenuta potrete chiedere il rimborso. Questo è un aspetto finanziario da programmare: assicuratevi di avere la liquidità necessaria o accordi di pagamento dilazionato con i fornitori. Non pianificate di ricevere parte del contributo a metà percorso, perché non è contemplato.
Doppio finanziamento involontario: fate attenzione a non utilizzare altri fondi pubblici per coprire le stesse spese. Ad esempio, se partecipate anche a un bando nazionale o a un incentivo del sistema camerale sempre per la certificazione di genere, non potete farvi rimborsare due volte la stessa fattura. Dovrete scegliere una fonte o ripartire i costi in modo distinto. Nella domanda, dichiarate tutti gli eventuali aiuti ricevuti per evitare superamento del de minimis e sovrapposizioni.
Trascurare obblighi di legge preesistenti: alcune imprese potrebbero essere escluse perché non in regola con obblighi noti (es: non aver inviato il rapporto sulla situazione personale per aziende >50). Verificate questi adempimenti prima di fare domanda. Se non avete ancora adempiuto, provate a rimediare (anche se il termine per il rapporto era luglio 2022, inviarlo tardivamente potrebbe non sanare la posizione per il bando, ma è comunque meglio che niente).
Documentazione di rendicontazione incompleta: al termine, presentare una richiesta di contributo lacunosa può ritardare o compromettere l’erogazione. Errori tipici potrebbero essere: mancare di allegare il certificato di parità (magari perché non ancora arrivato – ma senza di esso non procedono), oppure dimenticare la quietanza firmata dal consulente, o non indicare il CUP sulle fatture come richiesto. Ogni dettaglio conta: seguite pedissequamente la lista dei documenti da allegare e spuntatela uno a uno. Se qualcosa non è chiaro, contattate il gestore prima di inviare la rendicontazione.
FAQ – Domande frequenti:
Di seguito alcune delle domande più comuni poste dalle aziende interessate, con le relative risposte basate sulle disposizioni del bando e i chiarimenti ufficiali forniti (FAQ aggiornate al 15/01/2025):
D: La concessione dei fondi avviene in ordine cronologico fino a esaurimento: significa che chi prima invia la domanda ha più probabilità di essere finanziato?
R: Sì. Il bando adotta la modalità a sportello, quindi le domande ammissibili vengono finanziate seguendo l’ordine di arrivo (data/ora di presentazione) e si chiuderà quando i 3 milioni saranno esauriti. Pertanto, presentare la domanda il prima possibile aumenta le chance di rientrare nel budget. In caso di richieste eccedenti, le ultime arrivate potrebbero non trovare copertura finanziaria.D: Possiamo partecipare se abbiamo già avviato il percorso di certificazione con un consulente prima del bando, ma non l’abbiamo ancora concluso?
R: Sì, potete partecipare, ma attenzione: il bando finanzia solo le attività svolte dopo la presentazione della domanda. In altre parole, eventuali costi di consulenza o audit già sostenuti prima non verranno rimborsati. Dovrete iniziare o continuare le attività dal giorno successivo alla domanda. Se ad esempio avevate già un consulente al lavoro, è consigliabile formalizzare un nuovo incarico (o una proroga contrattuale) datato dopo l’invio della domanda, in modo che le fatture rientrino nelle spese ammissibili. Tutto ciò che avete fatto prima potrà semmai servire a velocizzare il percorso, ma non sarà oggetto di contributo.D: Nel calcolare il contributo spettante in base al numero di dipendenti, dobbiamo considerare il numero di dipendenti effettivi o le ULA (Unità Lavorative Annue)? E nel caso di più sedi, solo quelli in Calabria o totali?
R: Bisogna considerare il numero effettivo di dipendenti in organico, come definito al par.2.1 del bando, indipendentemente dalle ULA. Quindi contate le teste (full-time o part-time) assunte con contratto di lavoro dipendente, apprendistato o soci lavoratori. Rileva il totale dei dipendenti dell’intera impresa, in tutte le sedi, non solo in Calabria. Questo perché la certificazione verrà rilasciata alla persona giuridica nel suo complesso e riguarderà tutti i siti operativi dell’organizzazione. (Le linee guida UNI specificano che la certificazione copre tutti gli stabilimenti e unità dell’azienda). Ad esempio, se la vostra impresa ha 5 dipendenti in Calabria e 5 in Lombardia, dovrete dichiararne 10 e rientrerete nella fascia 10-49 per i contributi.D: Il nostro fornitore di consulenza ha un codice ATECO secondario compreso tra quelli ammessi (82.99), ma il codice primario è diverso. Va bene lo stesso?
R: Sì. Il bando consente espressamente di considerare sia codice ATECO primario che secondario. L’importante è che almeno uno dei codici di attività del consulente sia tra quelli elencati (71.20.21, 70.22.09, 69.20.11, 69.20.30, 82.99.99) alla data di pubblicazione del bando. In alternativa, se il consulente è presente nell’elenco Unioncamere o ha l’esperienza nella PA richiesta, non è necessario il requisito del codice. In sintesi, se il vostro consulente ha ad esempio codice primario 82.11 e secondario 82.99, è ammissibile perché possiede 82.99. Naturalmente dovrete allegare documentazione (es. visura camerale o attestazione) che provi tale codice.D: Dove trovo il form online per candidarmi? Non riesco a reperirlo sul sito…
R: La presentazione va fatta attraverso il portale Calabria Europa – sezione bandi Regione Calabria. In fase di FAQ (gennaio 2025) non era ancora attivo lo sportello, poi è stato comunicato che l’apertura sarebbe avvenuta il 31/01/2025 ore 10:00. Dalla data di apertura, accedendo al portale bandi di Calabria Europa e selezionando il bando “Certificazione parità di genere”, comparirà il pulsante per compilare la domanda online. Assicuratevi di aver letto la guida utente per capire come procedere. (In caso di errori 404 sui link del bando PDF, copiate l’indirizzo nel browser invece di cliccarlo direttamente).D: Bisogna pagare l’imposta di bollo sulla domanda? In che misura?
R: Sì, è richiesta un’imposta di bollo di €16,00 sulla domanda di contributo, come previsto dal DPR 642/1972. Dovrete indicare gli estremi della marca da bollo da €16 nel modulo (o seguire le istruzioni per l’assolvimento virtuale). Quindi, acquistate per tempo una marca da 16 euro e tenetela a portata di mano. Senza il bollo, la domanda non è valida.D: Gli importi dei contributi di Linea 1 e 2 si intendono IVA inclusa o esclusa?
R: Gli importi massimi indicati non comprendono l’IVA. L’IVA, quando detraibile, non è considerata spesa ammissibile (in quanto per l’impresa è un credito verso l’Erario). Quindi, ad esempio, se il consulente vi fa una fattura di €2.000 + IVA 22% = €2.440, ai fini del contributo conteranno €2.000. L’IVA non vi sarà rimborsata. In pratica dovrete calcolare le spese al netto dell’IVA. Se invece l’IVA fosse un costo non detraibile (caso raro, ad es. per soggetti in esenzione IVA), si potrebbe considerare ammissibile, ma questo riguarda casi particolari. Per la maggior parte delle PMI commerciali l’IVA è detraibile.D: Un ente del Terzo Settore (ETS) non iscritto in Camera di Commercio può partecipare al bando?
R: Solo se soddisfa i requisiti di PMI e di iscrizione/partita IVA. Il bando richiede comunque che il soggetto proponente sia o iscritto al Registro Imprese e attivo, oppure titolare di partita IVA attiva. Un ente non profit, se svolge attività economica e ha una partita IVA, potrebbe qualificare come impresa ai sensi UE (se rispetta parametri dimensionali). Tuttavia, se si tratta di un’associazione pura senza scopo di lucro, potrebbe non rientrare nella definizione di “impresa” data dalla UE (“entità che esercita attività economica”). Dunque, valutate: se l’ETS di fatto opera con attività di impresa ed è PMI, può partecipare; altrimenti no.D: Il nostro gruppo aziendale ha più sedi in varie regioni, ma solo una filiale in Calabria. Possiamo partecipare per certificare solo quella sede calabrese?
R: Potete partecipare purché abbiate quell’unità locale attiva in Calabria (requisito territoriale). Tuttavia, la certificazione di parità di genere verrà rilasciata all’intera entità giuridica, non a singola sede. Ciò significa che il processo di audit valuterà le politiche di genere dell’azienda nel complesso e coprirà tutti i dipendenti ovunque essi lavorino. Non esiste una “certificazione per sede” ma solo per azienda nel suo insieme. Quindi dovrete coinvolgere nel processo dati e personale di tutte le sedi. Questo è importante da pianificare internamente. (Le linee guida UNI/PdR 125 lo confermano: la certificazione considera tutti i siti, filiali e attività della società).D: Ci sono altri vantaggi nel conseguire la Certificazione di Parità di Genere oltre a questo contributo regionale?
R: Sì, ottenere la certificazione porta diversi benefici collaterali. A livello nazionale, le aziende certificate usufruiscono di uno sgravio contributivo (riduzione dei contributi previdenziali a carico azienda) pari all’1% fino a €50.000 annui, come incentivo statale. Inoltre, nei bandi di gara pubblici nazionali, la certificazione dà diritto a un punteggio premiale o requisito preferenziale (secondo il D.L. 77/2021). Dimostra anche l’impegno dell’azienda sul tema ESG (Environmental, Social, Governance), migliorando la reputazione verso investitori, banche e stakeholder. In generale, è uno strumento che attesta l’attenzione dell’azienda all’uguaglianza e alla valorizzazione del personale, con possibili ricadute positive sul clima aziendale e sulle performance. Questo bando dunque aiuta economicamente ad ottenere un attestato che poi avrà valore per almeno 3 anni.
In conclusione, il bando “Certificazione della parità di genere” rappresenta un’importante opportunità per le PMI calabresi di migliorarsi sul piano organizzativo e culturale, ottenendo allo stesso tempo un sostegno finanziario dedicato. Seguendo questa guida pratica – dall’analisi dei requisiti, alla preparazione della domanda, fino alla gestione accurata di consulenza e certificazione – le aziende potranno aumentare le proprie chance di successo nell’ottenere il contributo e, soprattutto, la prestigiosa certificazione di parità di genere. Si tratta di un percorso impegnativo ma dai benefici duraturi, che con il supporto del bando diventa più accessibile anche alle realtà di piccola e media dimensione. Buon lavoro e in bocca al lupo per il vostro cammino verso la Gender Equality Certification!



